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Lo scenario previsivo diffuso dall’Ufficio studi dell’ABI, costruito come di consueto insieme agli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, conferma la prosecuzione del trend di ripresa della nostra economia. Il tasso di variazione del prodotto interno lordo italiano, seppur rivisto lievemente al ribasso rispetto a quanto

previsto a dicembre - in ragione delle incertezze connesse al perdurare di tensioni geopolitiche internazionali e alla possibile estensione delle politiche protezionistiche sul commercio internazionale -, rimarrebbe infatti positivo in ciascuno dei tre anni considerati nel Rapporto. In dettaglio, nello scenario base l’economia italiana è attesa continuare a crescere su livelli che si dovrebbero collocare intorno al +1,3% medio annuo nel triennio 2018-2020.

Per quanto concerne le banche operanti in Italia, le previsioni, da un lato, indicano un significativo consolidamento del trend di miglioramento della qualità dell’attivo, tenuto conto sia della riduzione dei flussi in ingresso di nuovi crediti deteriorati sia delle recenti tendenze nelle operazioni di dismissione degli NPLs, dall’altro registrano una variazione positiva dei volumi di credito, seppur meno pronunciata rispetto alle previsioni dello scorso dicembre.

Più in dettaglio, nel prossimo triennio è previsto che lo stock di sofferenze, sia al lordo sia al netto delle rettifiche, si riduca di circa il 40% rispetto ai valori di fine anno scorso. La riduzione dovrebbe essere particolarmente marcata quest’anno, anche in ragione dell’attesa di ingenti cessioni di sofferenze, stimato intorno ai 50 miliardi di euro. Nel biennio successivo il volume delle operazioni di cartolarizzazione delle sofferenze dovrebbe ridursi, collocandosi su un valore medio annuo intorno a 25 miliardi di euro. Il calo delle sofferenze risulterebbe diffuso tra tutte le categorie di debitori, ma sarebbe particolarmente intenso per le imprese, per cui si ridurrebbero del 46% nel complesso del triennio.

L’NPL ratio, pari al 14,5% al lordo delle rettifiche a fine 2017, dovrebbe continuare a scendere velocemente, raggiungendo a fine periodo valori di poco superiori al 6%. Questo miglioramento risulterebbe diffuso tra tutti i gruppi bancari e le banche indipendenti.

La riduzione del rischio si accompagnerebbe a un rafforzamento della dinamica dei prestiti. Il credito a residenti, in crescita per l’1,7% nel 2017, dovrebbe aumentare ad un tasso medio annuo del 2,4% nel triennio. Nel dettaglio settoriale, si segnala una sensibile ripresa nella dinamica dei prestiti alle imprese, il cui tasso di variazione annuale salirebbe dai valori sostanzialmente nulli del 2017 a ritmi di espansione medi annui prossimi al 2,5% nel triennio. La crescita del credito alle famiglie dovrebbe invece consolidare i progressi già compiuti nel corso del 2017, collocandosi a fine periodo su tassi di crescita del 3,2%.

Gli indici patrimoniali tenderebbero a crescere ulteriormente: il capitale di migliore qualità dovrebbe aumentare dal 13,8% di fine 2017 al 14,9% di fine 2020, nuovo livello massimo storico per le banche italiane.

La redditività bancaria dovrebbe proseguire il processo di ripresa avviato nel 2017. La dinamica ancora debole dei ricavi, dovrebbe, infatti, essere più che compensata dal significativo miglioramento dell’efficienza operativa e dall’importante riduzione del costo del rischio. In particolare, il totale dei ricavi dovrebbe crescere nel triennio di previsione ad un tasso medio annuo dell’1,6%, mentre il totale dei costi operativi e delle rettifiche dovrebbero ridursi rispettivamente del 2,5% e del 10% annuo.

Nel triennio le banche genererebbero utili netti per circa 10 miliardi di euro medi  annui generando un rendimento sul capitale investito (ROE) in crescita nel triennio di previsione. A fine periodo il ROE si collocherebbe intorno al 5%, miglior risultato dal 2007 anche se ancora inferiore al livello medio registrato prima della crisi.

 

 

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